Lettera del 10 giugno 2026

Buongiorno Luigi del mio cuore gonfio d'amore per te. Cosa fai lassù? Ieri ascoltavo Fra' Stefano, un frate che pubblica sul suo canale YouTube le sue riflessioni ed i suoi commenti al vangelo del giorno. Ieri rimasi incantata ad ascoltare ciò che diceva sulla perdita di un figlio. La prospettiva cristiana offre la certezza che l'amore vero non finisce con la morte e che Gesù ci ha promesso la vita eterna dove le anime si ritroveranno nella luce. Dio sa cosa provano una madre ed un padre a cui il figlio è stato strappato ed è compassionevole nei loro confronti. Rivedrò mio figlio? Questa la domanda che un papà rivolse al frate un giorno. Sì, lo rivedrai. Lo riabbraccerai. Starete per sempre insieme. La preghiera unisce i genitori al figlio che si è spostato nella stanza accanto e dove possono ritrovarlo ogni volta che sentono la voragine nel petto, la crepa nel cuore, l'abisso nell'anima. Quando ti muore un figlio muore una parte di te. Il suo ultimo respiro è il primo tuo senza di lui. Quando ti muore un figlio hai solo voglia di gridare, di urlare il tuo dolore, di strapparti i capelli, di annullare la tua identità. Ma non è ciò che vorrebbero i nostri figli. Perché dall'altra parte del ponte loro hanno sperimentato l'amore più grande, la beatitudine eterna. E se vi va di piangere, mia amate mamme, fatelo pure! Le lacrime sono preghiere. Non sono segno di debolezza. Canalizziamo il dolore,  trasformiamolo in un ponte che ci porti a loro in un soffio di anelito profondo. I nostri figli, i nostri cari non sono defunti. Noi siamo i veri morti. Perché questa, teniamolo a mente sempre, è una Terra di passaggio. Qui transitiamo per sperimentare la sofferenza che ci unisce a Cristo Gesù. Preghiamo gli uni per gli altri. Buona giornata in Paradiso vita mia. Ti amo, ti amo, ti amo, carne della mia carne. La tua mamma eterna della Terra.

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