Lettera del 12 aprile 2026

Buongiorno amore mio e buona domenica tua e del Signore. Seconda domenica di Pasqua, detta in Albis. Domenica dedicata a Gesù misericordia. Ricordo come ieri la nostra domenica in Albis di 4 anni fa quando eravamo ricoverati per il tuo ultimo ciclo di chemio prima dell'intervento chirurgico programmato a maggio. Nella stanza accanto c'erano Betty e Michelangelo, giovane di soli 14 anni affetto da un osteosarcoma che aveva offerto tutte le sue sofferenze a Gesù, suo intimo amico. Un altro santo della nostra vita. Quel giorno la sua mamma corse da me per portarmi un'immagine di Gesù misericordia raccomandandomi di recitare la coroncina alle 15. Cosa che in realtà facevamo sempre io, tu e papà anche in ospedale, anche due giorni prima di salire al cielo. Quanta fede nella tua vita! Oggi si legge nel vangelo dell'arrivo di Gesù nel cenacolo. Tommaso non c'è. Non vede e non crede. Quante volte ci siamo sentiti come Tommaso? Io per prima, quante volte ho dubitato del Tuo amore Padre mio! E non dimenticherò mai quel giorno in cui, appresa della recidiva di Luigi, osai scrivere sul mio stato whatsapp "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?", ignara che Luigi potesse leggerlo. Mamma perché scrivi queste cose? Dio non ci abbandonerà mai. Io guarirò. Figlio mio, quel giorno in ginocchio ti chiesi perdono, ma vedi? Ora la tua mamma è più forte, la fede è lo scudo che la rende salda e che la illumina. Come ieri, quando ti chiesi di aiutarmi in un momento di debolezza fisica. Un cuore che batteva all'impazzata, un cuore che è affaticato ma so che tu ci sei e nel mentre ti invocavo, un abbraccio alle spalle di Jessica rilasciò sul mio corpo un'energia strana che lo pervase fino a calmare lentamente quei battiti troppo accelerati. Tu sei in ogni persona che mi circonda e che mi ama. Sei in quella meraviglia stupenda di tuo padre. Sei in quei tesori immensi dei tuoi fratelli ed in tante persone che ogni giorno mi circondano. Persone per le quali prego fortemente, ciascuna col proprio fardello che voglio portare un po' anch'io. Festeggia con San Giuseppe Moscati oggi. Ricorre la sua nascita al cielo. Medico santo e compassionevole sulla cui tomba ci recammo quel 30 ottobre 2022, un mese dopo il tuo secondo intervento di asportazione del tumore e della milza. Chinato sulla tomba del santo napoletano nella chiesa del Gesù Nuovo dove giace il suo corpo, lo ringraziavi per la tua guarigione. Abbiamo pregato tantissimo San Giuseppe Moscati. E tante grazie abbiamo ricevuto da lui nel mentre della tua malattia, della nostra malattia. Sì Luigi amore. Ci siamo ammalati pure io e papà con te. Ogni giorno io chiedevo a Maria nel Rosario "Dà a me oh Gesù tutto ciò che ha mio figlio, Ti supplico!". Tutt'ora chiedo a Gesù di preservare i tuoi fratelli da tutto. E che io porti tutti i fardelli. La mamma che ha perso il figlio ha il cuore a brandelli ogni giorno, sopravvive per chi resta, ha il respiro corto e affannoso, si affatica al pensiero che suo figlio non c'è più. Ci sono giorni più pesanti. Tu mi manchi sempre e sempre di più. Non è vero che il tempo guarisce.  Peggiora ogni giorno. Perché per il fenomeno del microchimerismo fetale quelle cellule della placenta permangono nel corpo della madre e vi restano tutta la vita nel cervello, nel cuore e nel fegato. Ragion per cui il cuore sopravvive, il fegato continua ad espletare la sua funzione di centro metabolico ed il cervello  continua a controllare tutto il corpo. Eppure Luigi tu mi dai una mano enorme ogni santo giorno. E per questo che sto in piedi. Sei tu che mi tieni in braccio. Io lo facevo con te da bambino, ora lo fai tu con me. Buona giornata vita mia. Ti amo, ti amo, ti amo, carne della mia carne. La tua mamma eterna della Terra.

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