Lettera del 5 maggio 2026

Buongiorno amore mio. Ieri sono inciampata in questo ricordo di tre anni fa. Tu appena sveglio pronto per recarti a Bari alle 7 del mattino ed Alexis accoccolato sulle tue gambe. Tutto curato, profumato, capelli gelatinati per andare a fare i controlli ematochimici e la chemio di mantenimento. Eravamo certi che il mostro fosse stato sconfitto. Invece si stava facendo nuovamente posto nel tuo corpo santo e immolato. Ti confesso una cosa: nel mentre della tua remissione, quando io e papà pregavamo dinanzi all’altare la mattina all’alba e invocavamo tutti i Santi del Paradiso per preservarti dal male e donarti la guarigione assoluta, papà era solito chiedere a Gesù: “Fa o Signore che questo male non ritorni mai più.” Io lo ascoltavo e dicevo ad alta voce: “Ma Luigi è guarito! Perché mai dovrebbe tornare?”. Ero così certa della tua guarigione che mai, mai, mai avrei anche solo lontanamente immaginato ad un’ipotesi simile. Mi sentivo come una bambina alla quale il papà aveva concesso la libertà di essere felice. Dicevo tra me e me: “Dio è buono, non lascia mai le cose a metà. Perché mai dovrebbe permettere che Luigi soffra ancora?”. E quando il 13 giugno tu fosti sottoposto alla risonanza magnetica di controllo e risultò la recidiva (ricordo che ero in un supermercato davanti allo scaffale dei biscotti che tu amavi tanto e che stavo per comprarti quando tuo padre mi chiamò per dirmi che si vedeva qualcosa nella RM) io scoppiai a piangere ed una signora che era vicino a me mi offrì un fazzoletto dicendomi:” Signora non pianga. A tutto c’è un rimedio.” Raccolsi le mie lacrime in quel fazzoletto e mi fiondai alla cassa per pagare le poche cose che ero riuscita a prendere, non avendo più la testa per fare la spesa. Avevo paura. Paura di ricominciare tutto. I ricoveri, le chemio, la perdita dei capelli, un altro intervento. Ed anche lì sono rimasta fedele a Dio. Gli ho nuovamente detto sì con te. Insieme abbiamo ripreso a camminare nella valle della sofferenza e della speranza io, tu e papà. Il sorriso non lo abbiamo mai riposto nel cassetto. Lo abbiamo indossato ogni giorno come si fa con un vestito o un capo d’abbigliamento nuovo ed elegante. Lo abbiamo sfoggiato con dignità. Nessuno deve avere compassione di me, eri solito dire. Abbiamo comprato le t-shirt con la manica corta a tre quarti per fare in modo che nessuno notasse il picc e una parrucca per coprire il tuo capo alopecico. Sei andato a scuola e in ospedale ti portavi i libri per studiare con le chemio attaccate. Hai ricevuto la pagella del primo quadrimestre con voti brillanti e poi sei volato via per continuare a studiare in Paradiso. Perché a scuola di Maria, si studia tanto. Vero Betty? Te l’ha detto Micky in sogno. Amore mio. Mi manchi terribilmente. Vivo sulla terra, sopravvivo a te, cammino sospinta da una forza vitale che viene dalla morte del corpo. Grazie per avermi visitato anche stanotte. Buona giornata in Paradiso. Ti amo, ti amo, ti amo, carne della mia carne. La tua mamma eterna della Terra.

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